1.5.08

17.4.08

Non si ferma la diaspora dei cristiani dall'Iraq

Non si ferma la diaspora dei cristiani dall'Iraq

Fonte: Radiovaticana

"Cristiani in Iraq: la Chiesa caldea ieri e oggi": tema di un incontro ieri a Roma, organizzato da Pax Christi, presso la sede della comunità di San Paolo. Tra i partecipanti mons. Philip Najim, procuratore caldeo presso la Santa Sede, che ha messo in risalto le difficoltà che i cristiani sono costretti a vivere quotidianamente in Iraq. ''Prima dell'intervento americano del marzo di cinque anni fa - ha raccontato padre Najim - nessuno osava attaccare le chiese o le moschee, c'era un rispetto reciproco e non ci si chiedeva a quale religione si appartenesse perché si rispettavano le persone in quanto tali''. Oggi, ha constatato il procuratore caldeo, è tutto diverso: ''Io non vedo un Paese liberato dal dittatore - ha detto - ma vedo un Paese fantasma di se stesso, escluso dalla comunità internazionale, privo di ospedali e scuole e dove i cristiani non hanno più speranze per un futuro prospero''. Secondo alcune stime, fino agli anni '90, i cristiani in Iraq erano circa un milione, il 3% dell'intera popolazione, mentre oggi ne sarebbero rimasti meno di 400 mila, dopo un esodo in massa provocato dalla guerra e dalle violenze interconfessionali. ''Una diaspora'' l'ha definita padre Najim che ha aggiunto: ''Oggi siamo addirittura più numerosi fuori che dentro l'Iraq'', precisando che, oltre all'esodo forzato, questa situazione è frutto anche dello spirito missionario che compete da sempre alla tradizione caldea. Infine ha lanciato un appello alla comunità internazionale: ''L'Iraq non ha bisogno di soldi - ha spiegato - perché siamo un Paese ricco di risorse, non abbiamo bisogno di un atto umanitario ma umano'', che riconsegni l'Iraq e ''la dignità agli iracheni." Un antico detto iracheno recita: 'la religione è per Dio ma la Patria è per tutti' e suggerisce l'immagine di un Paese in cui le varie fedi convivono secondo i principi condivisi di tolleranza e rispetto. Una realtà lontana da quella che si presenta oggi: un Iraq, dove le chiese vengono attaccate, i preti rapiti quando non uccisi e dove i cristiani sono vittime di persecuzioni e intimidazioni. Ed è proprio l'Iraq della ''tolleranza e della pace che esisteva fino al 2003'', che rivorrebbe padre Najim.
Alle parole del procuratore caldeo, ha fatto eco mons. Jean Benjamin Sleiman, arcivescovo latino di Baghdad, dopo che ieri non meno di 70 persone hanno perso la vita e più di 100 sono rimaste ferite in diversi attentati e scontri militari in più parti del Paese, in quella che è stata una delle tre giornate più cruente dall'inizio dell'anno. "Siamo scoraggiati e preoccupati" - ha detto mons. Sleiman all'agenzia Misna - "giornate come quelle di ieri danno il segnale che la guerra è lontana dall'avere una soluzione e che manca una vera strategia complessiva sia militare sia politica; ma anche la società è lontana dal risolvere le sue profonde divisioni interne ".
 

IRAQ - La forza della minoranza. Il ruolo della Chiesa nell'Iraq di oggi (intervista a Renato Sacco di Pax Christi Italia)

 

IRAQ - La forza della minoranza. Il ruolo della Chiesa nell'Iraq di oggi

Fonte: SIR

Di Daniele Rocchi

Uccisi, perseguitati, costretti a fuggire o ad emigrare, con i loro sacerdoti e vescovi rapiti e messi a morte: resta grave la situazione dei cristiani in Iraq. Un mese dopo (13 marzo) il ritrovamento del corpo dell'arcivescovo di Mossul, mons. Paulos Faraj Rahho, non si hanno ancora notizie sulle indagini che dovrebbero assicurare alla giustizia esecutori del delitto ed eventuali mandanti. Nonostante ciò la Chiesa irachena continua la sua missione facendosi sempre più apprezzare dai musulmani, quelli distanti dai terroristi e dai fondamentalisti, per i continui appelli alla riconciliazione e al dialogo. Nel momento della sua massima debolezza la Chiesa sta mostrando una forza nascosta, che la tiene legata disperatamente alla sua terra che abita dalle origini e dalla quale non vuole staccarsi, la forza del dialogo a tutti i costi. Ne abbiamo parlato con don Renato Sacco di Pax Christi Italia, conoscitore dell'Iraq dove è stato meno di due mesi fa per una visita di solidarietà con una delegazione italo-francese del movimento di cui fa parte.
Poco più di un mese fa veniva ritrovato morto mons. Rahho, ma sulla vicenda sembra calato un velo di silenzio. Perché?
"Sulle indagini su mons. Rahho c'è silenzio. Da Mossul giungono voci di una situazione drammatica. Non si sa a che punto siano le indagini, se hanno arrestato qualcuno o se è un modo per calmare la richiesta di verità. Ma questo silenzio sull'assassinio di mons. Rahho riflette anche quello che si registra per l'Iraq. In generale si avverte sul Paese un silenzio strano eppure ci sono oltre 4 milioni e mezzo di profughi iracheni, un numero enorme. Un terzo della popolazione è a rischio di vita per mancanza di acqua, medicinali e cibo, e cosa grave, non vedo un particolare interesse dell'informazione su questi temi. Dobbiamo invece informare e lavorare per la verità, per la giustizia e per non lasciare soli gli iracheni".
Giudica insufficiente l'informazione che si dà sull'Iraq?
"Ci sono grosse tensioni in tutto il Paese e quello che si legge sono solo alcune notizie slegate e frammentate. Si parla di miglioramenti nella sicurezza nel Paese ma non sappiamo se sia veramente così. Non leggo riflessioni o analisi organiche sulla situazione in Iraq che diano un quadro di ciò che accade e che dicano veramente come si vive oggi in questo Paese. La rivolta di Bassora non è stata quella di uno sparuto gruppo di insorgenti ma qualcosa che vede l'Iran coinvolto. Nonostante l'eco della morte di mons. Rahho, vedo silenzio sia dal Governo iracheno che dalla comunità internazionale. Tante cose non trapelano, come per esempio, il recente ritrovamento in un deposito di armi della guerriglia di 20mila pistole di fabbricazione italiana. Chi l'ha vendute? Nessuno parla di disarmo. Io non ho sentito parlare di Iraq nell'ultima campagna elettorale".
Cosa ha lasciato la morte di mons. Rahho e quali conseguenze sta avendo nella vita della Chiesa irachena?
"I giorni del rapimento dell'arcivescovo hanno rivelato l'amicizia e la vicinanza di tanti musulmani che chiedono e cercano il dialogo. Molti leader islamici di Mossul, e non solo, hanno espresso ferma condanna del rapimento. La morte di mons. Rahho ha ampliato lo spazio nel quale costruire una rete di dialogo che parte dal basso e questo processo continua anche se con la fatica e la paura di molti fedeli. Con il dialogo si possono creare i presupposti anche per accordi di natura politica che diano all'Iraq un futuro vero".
Allo stato attuale dei fatti, con quale forza la Chiesa potrebbe intessere questa rete di dialogo e di incontro?
"Con la forza tipica di chi è minoranza. In particolare, la Chiesa in Iraq non è vista come parte politica in causa".
Ci fa capire meglio...
"La Chiesa non ha truppe, non ha armi, non ha milizie; non rappresenta una preoccupazione per un eventuale, futuribile, stato sciita, sunnita o curdo, ed essendo fuori da questa logica di spartizione del potere può giocare un grande ruolo nel costruire ponti e far incontrare chi non riesce a dialogare. La Chiesa non sposa la causa di nessuna fazione perché così facendo perderebbe il suo ruolo di mediazione. Per questo chiede di essere sostenuta a restare in Iraq, per contribuire al futuro del Paese. E adesso avrebbe questa possibilità. A sostenerlo sono molti leader islamici che ho incontrato nel mio recente viaggio: la Chiesa può inventare modi di incontro e di dialogo nuovi. Gli iracheni non ce la fanno più stanno soffrendo da molto tempo, hanno fame di dialogo e di pace".

12.4.08

VICENZA. «CENTODONNECENTOBICI», CICLOVIAGGIO AL FEMMINILE ALLA SCOPERTA DELLA NONVIOLENZA IN SICILIA



VICENZA. «CENTODONNECENTOBICI», CICLOVIAGGIO AL FEMMINILE ALLA SCOPERTA DELLA NONVIOLENZA IN SICILIA

[Alba Cecilia Rossetto - Vania De Preto di Rete Lilliput Vicenza • 04.04.08] Un cicloviaggio al femminile alla scoperta della nonviolenza in Sicilia. Saranno le donne della Rete Lilliput di Vicenza, assieme ad altre amiche della nonviolenza, a trasferirsi nel territorio della Sicilia per percorrere numerosi chilometri con un mezzo a disposizione di tutte e di tutti, la bicicletta, e rispettoso dell'ambiente. La partenza è prevista per domenica 18 maggio 2008.


É all'interno del percorso lillipuziano «Scelgo la nonviolenza», organizzato in collaborazione con M.I.R. - Movimento Internazionale Riconciliazione - che si inserisce la proposta «centodonnecentobici», un cicloviaggio al femminile alla scoperta della nonviolenza in Sicilia. Saranno le donne della Rete Lilliput di Vicenza, assieme ad altre amiche della nonviolenza, a trasferirsi nel territorio della Sicilia per percorrere numerosi chilometri con un mezzo a disposizione di tutte e di tutti – la bicicletta - e rispettoso dell'ambiente.

Il viaggio (600 km complessivi) prevede 12 tappe, ognuna delle quali rappresenta un'importante occasione per tessere una nuova rete di relazioni con le donne che sul territorio propongono esperienze alternative alla militarizzazione ed al sistema delle mafie.

La partenza è prevista per domenica 18 maggio. Nella prima settimana sono previsti incontri con diversi gruppi locali (in particolare Pax Cristi di Catania) che si occupano dei problemi legati alla militarizzazione dell'isola; il viaggio verrà inaugurato con una ciclostaffetta che partirà dalla stazione di Catania e terminerà alla base militare di Sigonella. Le vicentine saranno accompagnate nella pedalata dalle donne di Catania e proprio davanti alla base consegneranno loro la bozza del libro «Vicenza chiama Sigonella», un documento sulla militarizzazione di Vicenza e sull'esperienza che la parte femminile del movimento No Dal Molin sta vivendo in questi mesi di impegno contro il progetto della nuova base militare americana per una cultura di pace e di nonviolenza.

Nella seconda settimana gli incontri saranno dedicati alle donne impegnate sul fronte delle mafie a Palermo, Cinisi, Corleone e molte altre località. In particolare non mancherà l'appuntamento al Centro Impastato di Cinisi, che poco prima del cicloviaggio, precisamente il 9 maggio, organizza una manifestazione contro la mafia per il trentennale dell'omicidio politico-mafioso di Peppino Impastato.

Il viaggio, inteso come occasione di incontri e di scambi di esperienze e riflessioni, comincia subito: il programma di allenamento su bici ed il corso di autoriparazione della bicicletta, fondamentali per il buon esito del viaggio, saranno aperti a tutte le interessate.

Se siete interessate a condividere in qualunque modo l'iniziativa contattateci.

Informazioni:
albaceci@libero.it [1] - vaniavan@libero.it [2]
Tel. 0444.980981 - Cell. 346.7463942

18.9.06

Liberato sacerdote caldeo a Baghdad rapito due giorni fa.

 

Rapito e subito liberato sacerdote cattolico caldeo a Baghdad

18 settembre 2006

Un sacerdote cattolico caldeo, è stato rapito a Baghdad il 16 di settembre e rilasciato oggi.
La sua scomparsa aveva seguito di soli cinque giorni il rilascio di un sacerdote cattolico caldeo che era stato rapito il 15 di agosto e rilasciato l'11 settembre dietro il pagamento di un riscatto, Padre Saad Sirop Hanna, e di due mesi quella di Padre Raad Washan Sawa, rapito e rilasciato il giorno successivo dietro promessa di pagamento di un riscatto di 200.000 dollari, e che ora vive all'estero per ragioni di sicurezza. 
Il sacerdote, Padre Basel Salem Yaldo, era stato minacciato in passato e specialmente durante la prigionia di Padre Saad, e per questa ragione aveva sospeso tutte le sue attività pubbliche. L'altro ieri mattina si  stava recando ad incontrare il sacerdote recentemente liberato ed il Patriarca della Chiesa Caldea, Mar Emanuel III Delly, di cui è segretario particolare, ma non è mai arrivato al luogo dell'appuntamento. Nulla si sa del motivo che ha spinto Padre Basel a non attendere l'auto con scorta armata mandata a prenderlo dal Patriarcato ed ad utilizzare propri mezzi per spostarsi da Dora, il quartiere meridionale della città dove è stato visto quella mattina, verso la centralissima area di Mansour.
Ricerche senza alcun risultato sono state effettuate in diversi ospedali di Baghdad  per controllare se per caso il sacerdote fosse stato coinvolto in uno dei molti incidenti accaduti in città.
Sebbene nessuna fonte ufficiale ha parlato di rapimento la speranza di ritrovarlo era andata affievolendosi con il passare delle ore: Baghdad non è una città dove qualcuno "scelga" volontariamente di sparire, specialmente qualcuno come il sacerdote in questione che sapeva bene di essere in pericolo.
Al rapimento di Padre Basel si devono aggiungere altri episodi inquietanti. Quello stesso giorno  una telefonata anonima arrivata al Patriarcato della Chiesa Caldea aveva avvertito  che in mancanza di scuse ufficiali e pubbliche da parte di Papa Benedetto XVI per le parole pronunciate durante il suo viaggio apostolico in Germania e considerate offensive dalla maggior parte del mondo islamico i cristiani l'avrebbero pagata cara. Una minaccia che è stata ad un passo dal concretizzarsi durante la  notte quando un altro sacerdote ha ricevuto una telefonata anonima ma ha avuto la prontezza di spirito di abbandonare immediatamente la chiesa dove viveva, chiesa nei pressi della quale e nel giro di poco, è stato riferito da alcuni testimoni, sono state notate sei auto con uomini armati a bordo.
Nel giorno successivo alla scomparsa di Padre Basel l'assenza di notizie aveva fatto temere il peggio mentre l'attenzione si concentrava sul discorso papale dell'Angelus,  e su come e se le sue parole avrebbero potuto calmare le proteste del mondo islamico e le sue reazioni verso le comunità cristiane minoritarie che vivono al suo interno.
Stamattina presto però Padre Basel è stato liberato ed è in buone condizioni di salute. I suoi rapitori lo hanno infatti lasciato libero nella zona di Karrada, non lontano dal convento delle suore caldee dove ha trovato rifugio immediato. Per ora nulla è trapelato sulla ragione del rapimento e del suo rilascio così a breve termine, e tanto meno  se sia stato pagato un riscatto e di quanto. 

 
Luigia Storti
Ufficio Pastorale Migranti
Arcidiocesi di Torino


sacerdote cattolico scomparso a Baghdad: ULTIMISSIME padre Basil Salem Yaldo è tornato a casa in buona salute!

 
----- Original Message -----
Sent: Monday, September 18, 2006 6:24 AM
Subject: Re: [RELEASE_Father_Saad_Sirop_Hanna] Another Iraqi priest disappears in Iraq

father basel is back to home and he is in agood health ... thanks God again ....


Fayrouz Hancock <fayrouzblog@hotmail.com> wrote:
I just read this article about the disappearance of Fr. Basil in Baghdad..
 
It's been comfirmed by ankawa.com




__._,_.___

Catholic priest missing in Baghdad

Matt C. Abbott
September 17, 2006


From a source in Iraq:

    A third priest may now have become a victim of the violence and lawlessness in Baghdad. Father Basil Salem Yaldo was last seen leaving a church building in the Dora area of Baghdad. He is the personal secretary to the Catholic Patriarch for Iraq. At the time of his disappearance, a car bomb had exploded in the vicinity and a round-up of suspects took place by Iraqi and Coalition Security Forces. It is not known if Father Basil was taken into custody, is being held for ransom, or worse.

    The first priest to be abducted was forced to leave the country after being brutalized and then released. The second is still being treated for injuries suffered during weeks of physical and mental abuse. He was released only after a series of ransoms were paid.

    Please keep Father Basil in your prayers.


17.9.06

Fw: 16 settembre. Scomparso sacerdote cattolico caldeo a Baghdad

Scomparso sacerdote cattolico caldeo a Baghdad

Un sacerdote cattolico caldeo, è scomparso a Baghdad ieri, 16 di settembre. La sua sparizione segue di soli cinque giorni il rilascio di un sacerdote cattolico caldeo che era stato rapito il 15 di agosto e rilasciato l'11 settembre dietro il pagamento di un riscatto, Padre Saad Sirop Hanna.
Il sacerdote era stato minacciato in passato e specialmente durante la prigionia di Padre Saad, e per questa ragione aveva sospeso tutte le sue attività pubbliche. Ieri mattina si  stava recando ad incontrare il sacerdote recentemente liberato ed il Patriarca della Chiesa Caldea, Mar Emanuel III Delly,  ma non è mai arrivato al luogo dell'appuntamento.
Ricerche senza alcun risultato sono state effettuate in diversi ospedali di Baghdad  per controllare se per caso il sacerdote fosse stato coinvolto in uno dei molti incidenti accaduti in città.
Fino ad ora nessuna fonte ufficiale ha parlato di rapimento ma la speranza di ritrovarlo sta gradualmente sparendo con il passare delle ore. Baghdad non è una città dove qualcuno "scelga" volontariamente di sparire, specialmente qualcuno come il sacerdote in questione che sapeva bene di essere in pericolo.

Luigia Storti
Ufficio Pastorale Migranti
Arcidiocesi di Torino

Catholic Chaldean priest disappeared in Baghdad

A chaldean catholic priest, has disappeared in Baghdad yesterday, 16 of september. His disappearance follows after only five days the release of the chaldean catholic priest who had been kidnapped on the 15 of August and freed after the payment of a ransom, Father Saad Sirop Hanna.
The disappearead priest had been threatened in the past and especially during Fr. Saad's captivity. For this reason he had been obliged to suspend all his public activities. Yesterday morning he was going to meet the newly released priest and the Patriarch of the Chaldean Church, Mar Emmanuel III Delly, but he never arrived to the meeting place.
No results researches have been conducted in different hospitals in Baghdad to check if the priest was by chance involved in one of the many accidents that happened today in the city.
As by now there is not an official source saying that he has been kidnapped but the hope to find him is gradually vanishing as the hours go by. Baghdad is not a city where someone "chose" voluntarily to disappear, especially someone as the disappeared priest who knew very well to be in danger.
 
Luigia Storti
Ufficio Pastorale Migranti
Arcidiocesi di Torino
 
 

16.9.06

Messa di ringraziamento a Torino per la liberazione di Padre Saad Sirop Hanna.

Venerdì, 15 Settembre 2006

Esattamente un mese fa, il 15 di agosto, Padre Saad Sirop Hanna è stato rapito a Baghdad. Quattro giorni fa, l’11 di settembre, è stato rilasciato dai suoi rapitori dietro pagamento di un riscatto.
Ieri, 15 di settembre, una Messa di ringraziamento per la liberazione di Padre Saad è stata celebrata nella chiesa di San Rocco a Torino.
Torino è geograficamente lontana da Baghdad e non ha una comunità di cristiani iracheni, ma esiste un legame tra le due città fatto di visite che alcuni rappresentanti della Chiesa Caldea hanno fatto in questi anni nella nostra città.
Un legame iniziato prima dell’ultima guerra all’Iraq e che è continuato, tanto da riempire la chiesa di San Rocco di fedeli ansiosi di mostrare con la propria partecipazione la vicinanza alle sofferenze della comunità cristiana irachena.
La Messa è stata celebrata dal sacerdote caldeo Padre Rayan P. Atto e da altri cinque sacerdoti: Don Fredo Olivero, Don Silvano Bosa, Don Andrea
Princivalle, Padre Peter Kilasara e Padre John Assey.
Don Fredo Olivero ha dato inizio alla Messa parlando delle sofferenze dei cristiani iracheni, del bisogno che hanno del nostro aiuto morale e materiale, e del bisogno che noi abbiamo di essere loro più vicini per capire pienamente l’immensità dell’amore di Dio, un amore che supera i confini e le incomprensioni linguistiche e ci rende solo Suoi figli e figlie.
Dopo le Letture, Padre Rayan P. Atto ha letto dal Vangelo di Giovanni (15,18-25) il passo sull’odio del mondo verso Gesù e che termina con le parole: “Mi hanno odiato senza una ragione.” Da questa frase egli ha preso spunto per un’omelia che è iniziata con la descrizione dei tempi difficili che i cristiani vivono in un mondo sempre più loro ostile, un mondo che odia Dio e vuole distruggere la Sua Chiesa Viva attraverso l’allontanamento forzato dei Suoi figli dai luoghi dove essi hanno vissuto per secoli.
L’omelia di Padre Rayan è terminata con un commovente ritratto di Padre Saad Sirop Hanna come uomo, amico e sacerdote, della sua cultura, della sua umiltà, e della sua devozione alla Chiesa e soprattutto ai suoi figli più govani ai quali ha dedicato sempre tutti i suoi sforzi.
Parlando del diritto che i cristiani iracheni hanno di rimanere nel proprio paese, Padre Rayan ha terminato la sua omelia ricordando che questo diritto costerà molto alla comunità, un tributo di sangue più che di denaro, e di fede più che di paura.
La Messa è poi proseguita con le parole della Consacrazione ed il Padre Nostro recitati in aramaico da Padre Rayan.
Alla fine della Messa molta gente si è intrattenuta per salutare Padre Rayan, parlargli ed augurare a lui ed alla sua comunità un futuro migliore.

Luigia Storti
Ufficio Pastorale Migranti Arcidiocesi di Torino
Foto di Daniele Dal Bon

13.9.06

Liberato padre Hanna dopo quattro settimane di sequestro in Iraq

BAGHDAD, martedì, 12 settembre 2006 (ZENIT.org).-

Il Patriarca di Babilonia dei Caldei ha confermato

che padre Saad Syrop Hanna, sequestrato il 15

agosto scorso a Baghdad, è stato rilasciato

lunedì.

“Padre Hanna sta bene, è a casa sua e adesso potrà

finalmente riprendere il suo lavoro nella

parrocchia di Baghdad”, ha dichiarato Sua

Beatitudine Emmanuel III Delly all’agenzia

missionaria ”Misna”. Non sono ancora note le

circostanze della liberazione.

“È stato liberato e sta bene, questa è l’unica

cosa che conta adesso”, ha sottolineato il

Patriarca caldeo esprimendo gioia per la “buona

notizia” e ringraziando “tutti coloro che si sono

mobilitati per arrivare al rilascio di padre

Hanna”.

Nella solennità mariana dell’Assunzione, il 15

agosto, padre Saad Syrop Hanna – di 34 anni –

stava tornando a casa dopo aver celebrato la Messa

nella chiesa di St. Jacob a Baghdad – nel

distretto di Al Dora – quando è stato fermato da

tre uomini armati.

Pochi giorni dopo, Benedetto XVI ha espresso la

sua vicinanza alla sofferenza delle vittime

irachene ed ha chiesto ai sequestratori la

liberazione del sacerdote.

Con il passare del tempo, la preoccupazione è

cresciuta nella comunità cristiana di Baghdad,

perché i sequestri che hanno coinvolto i religiosi

nel Paese sono sempre durati molto poco.

Subito dopo il sequestro, si sono succeduti gli

interventi per la liberazione del sacerdote. Tra

le altre iniziative, Sua Beatitudine Emmanuel III

Delly ha incontrato il Primo Ministro iracheno per

cercare di trovare modi per favorire il ritorno di

padre Hanna.

L’Arcivescovo di Kirkuk – nel nord-est dell’Iraq

–, monsignor Louis Sako, ha lanciato un appello in

televisione chiedendo la liberazione del

sacerdote, e successivamente, in un’intervista

concessa ad “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, ha

descritto la commozione che l’accaduto aveva

provocato nella comunità cristiana.

Anche monsignor Phillipe Najeem, rappresentante

del Patriarcato caldeo di Baghdad presso la Santa

Sede, aveva lanciato da Roma un appello per la

liberazione (cfr. ZENIT, 25 agosto 2006).

Fonti religiose contattate da “Misna” nella

capitale irachena in questi ultimi giorni avevano

parlato apertamente del timore di trovare il

giovane padre Hanna “fra i tanti cadaveri

rinvenuti ogni giorno a Baghdad”.

Attraverso l’agenzia del Pontificio Istituto

Missioni Estere (PIME) “AsiaNews”, questo martedì

è stata diffusa la conferma, da parte della

nunziatura apostolica di Baghdad, della

liberazione del sacrdote, la cui madre si è recata

in fretta a Baghdad per riabbracciarlo.

Padre Hanna è responsabile della sezione teologica

del “Babel College” – che la Chiesa cattolica

dirige a Baghdad –, unica Università Teologica

Cristiana nel Paese.

La comunità cattolica caldea è la più grande

comunità cristiana in Iraq.

ZI06091206
BAGHDAD, martedì, 12 settembre 2006 (ZENIT.org).-

Il Patriarca di Babilonia dei Caldei ha confermato

che padre Saad Syrop Hanna, sequestrato il 15

agosto scorso a Baghdad, è stato rilasciato

lunedì.

“Padre Hanna sta bene, è a casa sua e adesso potrà

finalmente riprendere il suo lavoro nella

parrocchia di Baghdad”, ha dichiarato Sua

Beatitudine Emmanuel III Delly all’agenzia

missionaria ”Misna”. Non sono ancora note le

circostanze della liberazione.

“È stato liberato e sta bene, questa è l’unica

cosa che conta adesso”, ha sottolineato il

Patriarca caldeo esprimendo gioia per la “buona

notizia” e ringraziando “tutti coloro che si sono

mobilitati per arrivare al rilascio di padre

Hanna”.

Nella solennità mariana dell’Assunzione, il 15

agosto, padre Saad Syrop Hanna – di 34 anni –

stava tornando a casa dopo aver celebrato la Messa

nella chiesa di St. Jacob a Baghdad – nel

distretto di Al Dora – quando è stato fermato da

tre uomini armati.

Pochi giorni dopo, Benedetto XVI ha espresso la

sua vicinanza alla sofferenza delle vittime

irachene ed ha chiesto ai sequestratori la

liberazione del sacerdote.

Con il passare del tempo, la preoccupazione è

cresciuta nella comunità cristiana di Baghdad,

perché i sequestri che hanno coinvolto i religiosi

nel Paese sono sempre durati molto poco.

Subito dopo il sequestro, si sono succeduti gli

interventi per la liberazione del sacerdote. Tra

le altre iniziative, Sua Beatitudine Emmanuel III

Delly ha incontrato il Primo Ministro iracheno per

cercare di trovare modi per favorire il ritorno di

padre Hanna.

L’Arcivescovo di Kirkuk – nel nord-est dell’Iraq

–, monsignor Louis Sako, ha lanciato un appello in

televisione chiedendo la liberazione del

sacerdote, e successivamente, in un’intervista

concessa ad “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, ha

descritto la commozione che l’accaduto aveva

provocato nella comunità cristiana.

Anche monsignor Phillipe Najeem, rappresentante

del Patriarcato caldeo di Baghdad presso la Santa

Sede, aveva lanciato da Roma un appello per la

liberazione (cfr. ZENIT, 25 agosto 2006).

Fonti religiose contattate da “Misna” nella

capitale irachena in questi ultimi giorni avevano

parlato apertamente del timore di trovare il

giovane padre Hanna “fra i tanti cadaveri

rinvenuti ogni giorno a Baghdad”.

Attraverso l’agenzia del Pontificio Istituto

Missioni Estere (PIME) “AsiaNews”, questo martedì

è stata diffusa la conferma, da parte della

nunziatura apostolica di Baghdad, della

liberazione del sacrdote, la cui madre si è recata

in fretta a Baghdad per riabbracciarlo.

Padre Hanna è responsabile della sezione teologica

del “Babel College” – che la Chiesa cattolica

dirige a Baghdad –, unica Università Teologica

Cristiana nel Paese.

La comunità cattolica caldea è la più grande

comunità cristiana in Iraq.

ZI06091206

11.9.06

PADRE SAAD SIROP HANNA E’ LIBERO

PADRE SAAD SIROP HANNA E’ LIBERO

11 settembre 2006

I fedeli cattolici caldei della chiesa dedicata alla Madre di Dio, a Southfield nel Michigan (USA) ieri hanno appreso una notizia esaltante.
Durante la funzione pomeridiana, infatti, il loro Vescovo, Monsignor Ibrahim Namo Ibrahim, ha comunicato l’imminente liberazione del sacerdote caldeo Padre Saad Sirop Hanna, rapito a Baghdad il 15 di agosto.
La notizia, pur essendo rimbalzata velocemente nella comunità caldea sparsa in tutto il mondo non è stata immeditamente divulgata. Da una parte c’era il desiderio di non interferire con le ultime fasi di un rapimento che aveva tenuto in ansia i cristiani iracheni e non solo loro, dall’altra si attendevano maggiori conferme, dato che già due domeniche fa dall’Australia era arrivata la notizia, purtroppo rivelatasi infondata, della liberazione di Padre Saad.
Oggi la notizia è ufficiale e confermata da due fonti, una delle quali è Monsignor Jacques Isaac, Rettore del Babel College, l’Università Teologica Cristiana irachena dove Padre Saad ricopre la carica di responsabile della sezione teologica.
Un’ora fa circa Padre Saad Sirop Hanna è stato liberato. Non si sa ancora nulla delle condizioni del suo rilascio, solo che ha telefonato alla famiglia che sta andando, proprio in questi momenti a prenderlo per portarlo al sicuro.
Luigia Storti

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8.9.06

Bomba esplode davanti ad un convento a Baghdad

 
Ufficio Pastorale Migranti Arcidiocesi di Torino

7 settembre 2006
Una bomba è esplosa davanti al convento delle suore caldee adiacente alla chiesa cattolica caldea di Saint Paul, a Zafarainya, a sud di Baghdad. Un gruppo di uomini armati, dopo avere attaccato le guardie della chiesa hanno piazzato l'ordigno che è esploso fortunatamente provocando solo danni materiali. Le suore e l'anziano parroco della chiesa, Padre Francis Cher, sono illesi.

Luigia Storti



Riconciliazione.it

RELEASE FATHER SAAD Petition

http://releasefathersaad.blogspot.com/